ultimo video

ultima foto

Ultimi articoli

apericena + consegna ultimi brevetti apericena + consegna ultimi brevetti 05 ottobre 2017 - Gioia Dive Vi aspettiamo il 3 Novembre per la Consueta festa di consegna ultimi brevetti di quest'anno, ma non solo è un modo per iniziare insieme l'inverno, per bere un drink con un fornitissimo buffet, per incontrare amici e per chiacchierare di ciò che ci piace tanto: la subacquea. 10 euro per primo drink e successivi al costo. Officina del Pane - via Breda 44 - Milano Leggi tutto Condividi
+Copia link
le mie prime bolle. Cinzia le mie prime bolle. Cinzia 23 giugno 2016 - Nadia Rovida Il 4 giugno di tanti anni fa è stato un giorno importante per me.Dopo tante ore passate a guardare i tramonti sulle dune del deserto sentendo discutere animatamente sull’utilità del computer o delle tabelle, sull’ossigeno che diventa tossico, sui capitani di barche che ti lasciavano appeso in mezzo al mare a metri e metri del punto dove cimare la “shamandura”, guardando incredula amici che avevano bolle di azoto enormi (così almeno mi sembrava di capire) che viaggiavano velocemente nei loro tessuti, guardando appese su ogni balcone mute che sapevano di sale e che avevano i colori dei pesci tropicali (prima si usavano poco le mute nere ed era più facile essere identificati!!!), dopo ore passate a studiare bar e a bere birra perché faceva bene per l’azoto …in altrettanti bar …… finalmente facevo la mia prima immersione vera, da sub, con il timore che si ha prima di un esame, chissà se sarei riuscita a levare la maschera, se avrei trovato in quel blu avvolgente l’assetto che cercavo.E poi passo gigante e … splash …vi piacerebbe sentirvi dire che tutto è diventato naturale, tutto era facile e che mi sentivo a mio agio … invece no. I pesi mi davano fastidio, il respiro ogni tanto si faceva affannoso e lo sguardo correva sul manometro, non guardavo pesci perché ero concentrata sull’istruttrice, sul modo di pinneggiare, sull’erogatore … ma poi piano piano tutto è diventato tranquillo, tutto è diventato subacqueo. E si perché credo che il maggior ostacolo sia quello di capire, capire che non siamo sulla terra ferma, non abbiamo bisogno di muoverci tanto, di contrastare la gravità, la corrente … capire che si è consapevoli solo del proprio respiro, si vola, si diventa parte integrante del mondo in cui siamo, tutto attorno è parte di noi, i nostri movimenti diventano fluidi, il nostro respiro ci sposta. Quello che qui è naturale fuori acqua va ricercato, quello che fuori è invisibile come il respiro, qui lo si sente, si vede è li con noi, e quello dei nostri compagni anche, vediamo il loro respiro, l’aria che è passata nel loro cuore, è lì … vicino a noi! Si crea un rapporto unico, indelebile.Per farla breve, stavo bene, ero rilassata, l’acqua era calda, trasparente … e io ero li in ginocchio in fila, ad aspettare il mio turno per levare la famigerata maschera, e mi cullavo, ad occhi chiusi … fino a che l’istruttrice, poveretta allarmata mi batteva sulla spalla e mi guardava mentre oscillavo come in preda ad una allucinazione.Poi sono uscita, e sulla scaletta della barca mentre mi aiutavano a uscire, mi hanno applaudito, ero entrata a far parte dei subacquei, e si i subacquei sono gente a parte, ci sono quelli che si sentono dei rambo, quelli che sanno tutto, quelli che “il mare lo conosco solo io”, e poi finalmente quelli che vogliono divertirsi, conoscere, sperimentarsi, in sicurezza ma curiosi di vita … insomma una razza diversa, una razza acquatica ... ma una cosa è vera, noi subacquei siamo migliori dei terrestri, ecco qui commentate e insultate se vi pare … ma è un dato di fatto, noi abbiamo superato l’istinto primordiale di trattenere il respiro in acqua, noi sappiamo che si può vincere la forza di gravità, noi andiamo dove per migliaia di anni si pensava vivessero solo gli Dei, noi vediamo l’80% di mondo che chi non fa subacquea non vede, noi vediamo l’evolversi della vita come forse solo Darwin ha intuito … l’acqua è vita e noi siamo in acqua e abbiamo più di chiunque altro il dovere e il diritto di proteggerla.E così è iniziato il tutto … si il tutto perché l’acqua è diventata la parte primaria della mia vita, quando sono nervosa basta stare in acqua per sentirmi meglio, non potermi immergere per qualche settimana mi crea astinenza, ricerco il suono del mio respiro, sentire l’odore di neoprene mi fa star bene, come una giornata di sole.Tante ore ho respirato in acqua, il mare lo rispetto, lo temo, lo amo, ma ancora e sempre mi viene da sorridere quando mi metto in ginocchio per guardarvi levare la maschera, quando cercate l’assetto, e poche sono le cose che mi emozionano come essere con voi nel momento in cui vi staccate dalla cima e iniziate la prima vostra esperienza subacquea, le prime pinneggiate incerte, il primo ok. Il primo brevetto è una esperienza che non si scorda mai, il primo compagno di immersione diventa un amico, il primo istruttore un idolo … poi proseguirete, diventerete esperti, cercherete la profondità, i relitti, e io mi ritrovo nuovamente come all’inzio … li con voi ad ascoltare le discussioni sull’utilità del computer o delle tabelle, sul tipo di erogatore da usare, sul motivo per cui l’ossigeno diventa tossico, passando insieme ore a studiare bar e a bere birra perché fa bene per l’azoto … in altrettanti bar.Buon anniversario a me con l’augurio di altri milioni di bolle e di emozioni Leggi tutto Condividi
+Copia link
IL LOG BOOK IL LOG BOOK 31 marzo 2016 - Nadia Rovida Ma il log book è obbligatorio? Questa domanda è molto ricorrente….SI lo è per tanti motivi. Il log book è il diario delle immersioni fatte ed oltre ad essere bello riguardarlo con amici come un album di fotografie, ci sono tante informazioni importanti che potete scriverci e che potrebbero esservi utili la volta successiva: quanti pesi ho usato, la temperatura dell’acqua, che muta indossavo. Potete scrivere delle immersioni che avete fatto (es.notturna) oppure di pesci che sembrano piante ma che in effetti non lo sono; di assetto, di immersioni profonde a 30 metri: tutte queste sono specialità che potrete scegliere e “assaggiare” nel corso Advance, ma come facciamo a sapere cosa avete fatto? Dove le registriamo, ecco un altro utilizzo del Loog book, poter far firmare le immersioni di corso da un istruttore. Per alcuni corsi successivi all’advance serve avere un minimo di immersioni registrate, infine se andrete in un dive, durante le vostre vacanze, dovrete dimostrare di aver fatto un determinato numero di immersioni e quando vi siete immersi l’ultima volta. Il log book deve essere compilato da voi, l’istruttore, che lo timbrerà e firmerà le immersioni di corso. Ci sono tantissimi tipi di log book, rivestiti, plastificati, a pagina intera, disegnata, riga unica….non importa potete farvelo da soli o inciderlo in pietre di marmo: l’importante è che lo abbiate. Leggi tutto Condividi
+Copia link
Curiosità e storia del nostro amico DELFINO Curiosità e storia del nostro amico DELFINO 07 marzo 2016 - Gioia Dive Molti miti erano già conosciuti nella civiltà greca; dove a Poseidone, dio degli oceani, dei mari e dei fiumi, dei laghi e delle sorgenti, viene spesso associato un delfino, considerato uno degli animali a lui sacro. Tra le numerose leggende legate al Dio si narra infatti che assunse la forma del delfino per unirsi a Melanto, figlia di Deucalione e generare Delfo. Il culto di Poseidone era particolarmente seguito anche in Italia, le monete rinvenute in scavi archeologici a Taranto sono infatti raffigurati delfini. Su una di esse, si può osservare Taras, figlio di Poseidone che cavalca un delfino. La leggenda narra che il ragazzo, cadde in mare. Fu allora che un delfino arrivò subito in soccorso, sostenendo e spingendo il ragazzo fino a terra. A Taras il posto piacque e vi fondò una città che da lui prese il nome di Tarantum. Questa visione del delfino come salvatore dalle acque, appare essere un vero e proprio elemento ricorrente nella cultura greca. Erodoto narra le gesta di un altro figlio di Poseidone. Arione, era giunto in Sicilia dove guadagnò molto denaro; decise allora di tornare a Corinto, la sua città natale, imbarcandosi da Taranto. I marinai della nave, una volta scoperto le ricchezze che il ragazzo aveva con sé, decisero di gettarlo in acqua per strappargli i suoi averi, a questo punto Arione, chiese di poter cantare e suonare, per un'ultima volta, la sua lira. Ecco comparire un branco di delfini attirato dal suo canto; uno di essi lo prese sul dorso e lo condusse sano e salvo a Corinto. Il fedele delfino fu in seguito sepolto presso la città, e Apollo ammise fra le costellazioni, anche Arione e la sua lira. Sempre dalla civiltà greca, Dioniso, imbarcatosi per Nasso, si accorse che la nave era stata dirottata da pirati etruschi che si dirigevano in Asia. Temendo di essere venduto come schiavo, trasformò i remi in serpenti, riempì la nave di edera e la bloccò con la vite, facendo persino risuonare nell'aria flauti invisibili. A questo punto, i pirati, impauriti, si buttarono in mare trasformandosi in delfini, così ebbero la possibilità di redimersi dalle loro malefatte, dedicando la loro esistenza a soccorrere i naviganti. Infine, ci racconta Omero, che Apollo si incarnò in un delfino per accostarsi ai lidi di Crisa, passaggio obbligato per la via di Delfi, là dove, sarebbe sorto in seguito, l'omonimo santuario, uno dei più importanti della civiltà greca, che deve il nome proprio al delfino. Anche i Cretesi, credevano che i delfini fossero degli dei e li adoravano come tali; questo popolo era convinto che i delfini trasportassero i morti sul dorso verso la loro dimora nell'oltretomba, nelle isole dei Beati. Il legame del delfino con il mondo dell'aldilà e dei sogni ha radici persino nella religione egiziana, dove era considerato come attributo di Iside: la protettrice dei defunti che incarnava il principio femminile, fonte magica della fecondità e della trasformazione. In Brasile, ritroviamo simbologie che ricordano anche quelle presenti nella civiltà cretese: i delfini rosa d'acqua dolce del Rio delle Amazzoni, i Botos, sono sacri come le vacche per gli indiani, proteggono gli uomini, conducono a terra i corpi degli annegati. Una leggenda popolare molto curiosa, afferma che durante il carnevale, trasformati temporaneamente in uomini, alcuni delfini vadano per le strade a ballare, e ogni tanto, riescano anche a catturare delle ragazze e portarle con loro. Nel 2002, in Italia, nel Mar Adriatico, alla fine della stagione balneare, un bambino, mentre stava pescando a largo con il padre, cadde in mare; non sapeva nuotare e rischiava di affogare, ma, come nei lontani miti, un delfino in suo aiuto. Un altro episodio conosciutissimo, avvenuto in Italia è quello del Delfino Filippo, che nel maggio 1998 ha abbandonato il suo gruppo e ha deciso di vivere fino alla sua morte nel Porto di Manfredonia di cui è diventato la mascotte dei pescatori di cui segue le barche. Il livello di collaborazione che i delfini riescono ad instaurare in alcuni casi è davvero inaspettato: lungo le coste della Mauritania e del Brasile, questi cetacei aiutano i pescatori nella pesca, sospingendo regolarmente i branchi di pesce verso le reti, in una mutua cooperazione davvero bizzarra. Ma l'aiuto che questo animale può fornire a l'uomo va ben oltre. Nella guerra da poco conclusa in Iraq, i soldati americani hanno utilizzato dei delfini per sminare il porto di Umm Qasr, e non è la prima volta che vengono utilizzati durante operazioni di guerra!! Nel 1959 la Marina militare americana aveva avviato un programma di studio e addestramento dei mammiferi, per sfruttare il loro straordinario sonar biologico. Il compito dei delfini è di scovare le mine e piazzarci sopra una boa visibile dalla superficie, facilitando così il lavoro degli artificieri facilitando il compito di disinnescare la mina. Fonte CTS: Il mondo del delfino Leggi tutto Condividi
+Copia link

dove siamo

P.za Repubblica snc Milano