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07 marzo 2016 | Gioia Dive

Molti miti erano già conosciuti nella civiltà greca; dove a Poseidone, dio degli oceani, dei mari e dei fiumi, dei laghi e delle sorgenti, viene spesso associato un delfino, considerato uno degli animali a lui sacro. Tra le numerose leggende legate al Dio si narra infatti che assunse la forma del delfino per unirsi a Melanto, figlia di Deucalione e generare Delfo.
Il culto di Poseidone era particolarmente seguito anche in Italia, le monete rinvenute in scavi archeologici a Taranto sono infatti raffigurati delfini. Su una di esse, si può osservare Taras, figlio di Poseidone che cavalca un delfino. La leggenda narra che il ragazzo, cadde in mare. Fu allora che un delfino arrivò subito in soccorso, sostenendo e spingendo il ragazzo fino a terra. A Taras il posto piacque e vi fondò una città che da lui prese il nome di Tarantum. Questa visione del delfino come salvatore dalle acque, appare essere un vero e proprio elemento ricorrente nella cultura greca. Erodoto narra le gesta di un altro figlio di Poseidone. Arione, era giunto in Sicilia dove guadagnò molto denaro; decise allora di tornare a Corinto, la sua città natale, imbarcandosi da Taranto. I marinai della nave, una volta scoperto le ricchezze che il ragazzo aveva con sé, decisero di gettarlo in acqua per strappargli i suoi averi, a questo punto Arione, chiese di poter cantare e suonare, per un’ultima volta, la sua lira. Ecco comparire un branco di delfini attirato dal suo canto; uno di essi lo prese sul dorso e lo condusse sano e salvo a Corinto. Il fedele delfino fu in seguito sepolto presso la città, e Apollo ammise fra le costellazioni, anche Arione e la sua lira.
Sempre dalla civiltà greca, Dioniso, imbarcatosi per Nasso, si accorse che la nave era stata dirottata da pirati etruschi che si dirigevano in Asia. Temendo di essere venduto come schiavo, trasformò i remi in serpenti, riempì la nave di edera e la bloccò con la vite, facendo persino risuonare nell’aria flauti invisibili. A questo punto, i pirati, impauriti, si buttarono in mare trasformandosi in delfini, così ebbero la possibilità di redimersi dalle loro malefatte, dedicando la loro esistenza a soccorrere i naviganti.
Infine, ci racconta Omero, che Apollo si incarnò in un delfino per accostarsi ai lidi di Crisa, passaggio obbligato per la via di Delfi, là dove, sarebbe sorto in seguito, l’omonimo santuario, uno dei più importanti della civiltà greca, che deve il nome proprio al delfino.

Anche i Cretesi, credevano che i delfini fossero degli dei e li adoravano come tali; questo popolo era convinto che i delfini trasportassero i morti sul dorso verso la loro dimora nell’oltretomba, nelle isole dei Beati.

Il legame del delfino con il mondo dell’aldilà e dei sogni ha radici persino nella religione egiziana, dove era considerato come attributo di Iside: la protettrice dei defunti che incarnava il principio femminile, fonte magica della fecondità e della trasformazione.
In Brasile, ritroviamo simbologie che ricordano anche quelle presenti nella civiltà cretese: i delfini rosa d’acqua dolce del Rio delle Amazzoni, i Botos, sono sacri come le vacche per gli indiani, proteggono gli uomini, conducono a terra i corpi degli annegati. Una leggenda popolare molto curiosa, afferma che durante il carnevale, trasformati temporaneamente in uomini, alcuni delfini vadano per le strade a ballare, e ogni tanto, riescano anche a catturare delle ragazze e portarle con loro.

Nel 2002, in Italia, nel Mar Adriatico, alla fine della stagione balneare, un bambino, mentre stava pescando a largo con il padre, cadde in mare; non sapeva nuotare e rischiava di affogare, ma, come nei lontani miti, un delfino in suo aiuto. Un altro episodio conosciutissimo, avvenuto in Italia è quello del Delfino Filippo, che nel maggio 1998 ha abbandonato il suo gruppo e ha deciso di vivere fino alla sua morte nel Porto di Manfredonia di cui è diventato la mascotte dei pescatori di cui segue le barche.

Il livello di collaborazione che i delfini riescono ad instaurare in alcuni casi è davvero inaspettato: lungo le coste della Mauritania e del Brasile, questi cetacei aiutano i pescatori nella pesca, sospingendo regolarmente i branchi di pesce verso le reti, in una mutua cooperazione davvero bizzarra.

Ma l’aiuto che questo animale può fornire a l’uomo va ben oltre. Nella guerra da poco conclusa in Iraq, i soldati americani hanno utilizzato dei delfini per sminare il porto di Umm Qasr, e non è la prima volta che vengono utilizzati durante operazioni di guerra!! Nel 1959 la Marina militare americana aveva avviato un programma di studio e addestramento dei mammiferi, per sfruttare il loro straordinario sonar biologico. Il compito dei delfini è di scovare le mine e piazzarci sopra una boa visibile dalla superficie, facilitando così il lavoro degli artificieri facilitando il compito di disinnescare la mina.

Fonte CTS: Il mondo del delfino

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