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23 giugno 2016 | Nadia Rovida

Il 4 giugno di tanti anni fa è stato un giorno importante per me.

Dopo tante ore passate a guardare i tramonti sulle dune del deserto sentendo discutere animatamente sull’utilità del computer o delle tabelle, sull’ossigeno che diventa tossico, sui capitani di barche che ti lasciavano appeso in mezzo al mare a metri e metri del punto dove cimare la “shamandura”, guardando incredula amici che avevano bolle di azoto enormi (così almeno mi sembrava di capire) che viaggiavano velocemente nei loro tessuti, guardando appese su ogni balcone mute che sapevano di sale e che avevano i colori dei pesci tropicali (prima si usavano poco le mute nere ed era più facile essere identificati!!!), dopo ore passate a studiare bar e a bere birra perché faceva bene per l’azoto …in altrettanti bar …

… finalmente facevo la mia prima immersione vera, da sub, con il timore che si ha prima di un esame, chissà se sarei riuscita a levare la maschera, se avrei trovato in quel blu avvolgente l’assetto che cercavo.

E poi passo gigante e … splash …vi piacerebbe sentirvi dire che tutto è diventato naturale, tutto era facile e che mi sentivo a mio agio … invece no. I pesi mi davano fastidio, il respiro ogni tanto si faceva affannoso e lo sguardo correva sul manometro, non guardavo pesci perché ero concentrata sull’istruttrice, sul modo di pinneggiare, sull’erogatore … ma poi piano piano tutto è diventato tranquillo, tutto è diventato subacqueo. E si perché credo che il maggior ostacolo sia quello di capire, capire che non siamo sulla terra ferma, non abbiamo bisogno di muoverci tanto, di contrastare la gravità, la corrente … capire che si è consapevoli solo del proprio respiro, si vola, si diventa parte integrante del mondo in cui siamo, tutto attorno è parte di noi, i nostri movimenti diventano fluidi, il nostro respiro ci sposta. Quello che qui è naturale fuori acqua va ricercato, quello che fuori è invisibile come il respiro, qui lo si sente, si vede è li con noi, e quello dei nostri compagni anche, vediamo il loro respiro, l’aria che è passata nel loro cuore, è lì … vicino a noi! Si crea un rapporto unico, indelebile.

Per farla breve, stavo bene, ero rilassata, l’acqua era calda, trasparente … e io ero li in ginocchio in fila, ad aspettare il mio turno per levare la famigerata maschera, e mi cullavo, ad occhi chiusi … fino a che l’istruttrice, poveretta allarmata mi batteva sulla spalla e mi guardava mentre oscillavo come in preda ad una allucinazione.

Poi sono uscita, e sulla scaletta della barca mentre mi aiutavano a uscire, mi hanno applaudito, ero entrata a far parte dei subacquei, e si i subacquei sono gente a parte, ci sono quelli che si sentono dei rambo, quelli che sanno tutto, quelli che “il mare lo conosco solo io”, e poi finalmente quelli che vogliono divertirsi, conoscere, sperimentarsi, in sicurezza ma curiosi di vita … insomma una razza diversa, una razza acquatica … ma una cosa è vera, noi subacquei siamo migliori dei terrestri, ecco qui commentate e insultate se vi pare … ma è un dato di fatto, noi abbiamo superato l’istinto primordiale di trattenere il respiro in acqua, noi sappiamo che si può vincere la forza di gravità, noi andiamo dove per migliaia di anni si pensava vivessero solo gli Dei, noi vediamo l’80% di mondo che chi non fa subacquea non vede, noi vediamo l’evolversi della vita come forse solo Darwin ha intuito … l’acqua è vita e noi siamo in acqua e abbiamo più di chiunque altro il dovere e il diritto di proteggerla.

E così è iniziato il tutto … si il tutto perché l’acqua è diventata la parte primaria della mia vita, quando sono nervosa basta stare in acqua per sentirmi meglio, non potermi immergere per qualche settimana mi crea astinenza, ricerco il suono del mio respiro, sentire l’odore di neoprene mi fa star bene, come una giornata di sole.

Tante ore ho respirato in acqua, il mare lo rispetto, lo temo, lo amo, ma ancora e sempre mi viene da sorridere quando mi metto in ginocchio per guardarvi levare la maschera, quando cercate l’assetto, e poche sono le cose che mi emozionano come essere con voi nel momento in cui vi staccate dalla cima e iniziate la prima vostra esperienza subacquea, le prime pinneggiate incerte, il primo ok. Il primo brevetto è una esperienza che non si scorda mai, il primo compagno di immersione diventa un amico, il primo istruttore un idolo … poi proseguirete, diventerete esperti, cercherete la profondità, i relitti, e io mi ritrovo nuovamente come all’inzio … li con voi ad ascoltare le discussioni sull’utilità del computer o delle tabelle, sul tipo di erogatore da usare, sul motivo per cui l’ossigeno diventa tossico, passando insieme ore a studiare bar e a bere birra perché fa bene per l’azoto … in altrettanti bar.

Buon anniversario a me con l’augurio di altri milioni di bolle e di emozioni

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